Genitori e figli: parlare di paura … senza paura!

Genitori e figli: parlare di paura … senza paura!
15/04/2016 Studio Incipit

È ancora un’abitudine diffusa considerare la paura come qualcosa di principalmente negativo. In realtà la paura è un’emozione primaria legata all’istinto di sopravvivenza: è utile perché permette all’organismo di allertarsi in situazioni di pericolo (siano esse reali o percepite soggettivamente come tali). La paura ci permette di essere prudenti e aiuta a valutare i rischi delle situazioni in cui ci veniamo a trovare. Negli uomini, e soprattutto nei bambini piccoli, può essere connessa a fantasie e conflitti interiori, accompagnando la crescita e, a volte, marcando delle tappe importanti dello sviluppo. Questo significa che alcune paure comparse in un’età specifica, e poi superate, potrebbero ricomparire all’avvicinarsi di specifici “passaggi” evolutivi o in occasione di eventi o esperienze particolari come nascite, lutti, cambiamenti di casa, di scuola.

Ogni bambino è unico, perciò le cose che gli fanno paura e l’età in cui ogni la paura si manifesta variano molto, anche rispetto la cultura di provenienza e a seconda del contesto di crescita in cui il bambino è inserito. Tuttavia possiamo ipotizzare alcune relazioni molto generiche tra l’età dei bambini e la comparsa di determinate paure.

L’idea di questo breve scritto è quella di fornire indicativamente un orientamento generale, rispetto a manifestazioni di paura solitamente fisiologiche e al modo in cui potrebbero essere gestiti comportamenti paurosi/ansiosi dei bambini.

Fino a un anno di età i bambini hanno paura degli stimoli intensi e di tutto ciò che risulta loro sconosciuto, come anche le persone.

Il genitore può aiutare il figlio, di solito, contenendolo (prendendolo in braccio) e rassicurandolo, mentre difficilmente  i genitori otterranno la diminuzione dei segnali fobici e ansiosi se il bambino venisse esposto in modo “brusco” allo stimolo/situazione paurosa. La speranza del genitore che una “strategia d’urto” possa far svanire una volta per tutte la paura del bimbo si mostrerà vana, con il risultato di sentirsi frustrati e impotenti.

Da 1 a 3 anni, solitamente compare la paura dell’abbandono e dell’estraneo. Il bambino piccolo, inizialmente teme di perdere il contatto fisico con il genitore, mostrando di volervi rimanere “aggrappato”, per poi via via temere la separazione da lui in contesti sociali e in presenza di estranei verso i quali si mostra intimorito.

Si pensa sia importante che durante i momenti separativi i genitori evitino l’inganno e l’utilizzo di tecniche di distrazione che minerebbero la fiducia di base nella relazione con le figure di accudimento primarie. Può, al contrario, essere utile spiegare con chiarezza ai bambini che i genitori devono salutarli, rassicurandoli con tranquillità sul fatto che torneranno a riprenderli presto. Nei confronti degli estranei potrebbe essere utile per i genitori, al fine di diminuire la paura del figlio e, quindi, le situazioni frustranti, comprendere le difficoltà del bimbo e porsi come mediatori e facilitatori del contatto con le persone che i bambini non conoscono. Gli adulti “estranei”, d’altro canto, dovrebbero non forzare i tempi del bambino e lasciare che la curiosità e l’interesse per il mondo, garantiti da una relazione di base fiduciosa e rassicurante, consentano loro di esplorare nuovi contesti al di fuori di quello familiare.

Tra i 2 e i 6 anni compare di solito la paura dei temporali, degli animali e delle catastrofi. Di solito questa è anche l’età in cui i bambini cominciano ad avere paura del buio, paura che normalmente scompare verso i nove anni. Compare la paura dei mostri immaginari, come le streghe e i fantasmi, e la separazione dei genitori.

Anche in questo caso è importante che il genitore condivida empaticamente gli stati emotivi del figlio, rassicurandolo e mostrando al contempo fermezza e contenimento.

Tra i 6 e i 9 anni, si fanno evidenti le cosiddette paure sociali che si manifestano verso/nel corpo e nel contesto scolastico. A questa età il bambino è entrato a tutti gli effetti in una comunità sociale in cui viene valutato per quello che è, e per quello che fa. I giudizi dei compagni e degli insegnanti impattano su di lui e sentirsi accettato al di fuori della famiglia diventa sempre più importante, contribuendo a modellare sia lo sviluppo cerebrale che, di conseguenza quello emotivo e relazionale.

Nell’epoca storica in cui viviamo il corpo è considerato sempre più uno strumento di differenza sociale, e l’imperativo culturale è essere belli, attraenti, prestanti, vincenti.

È importante abituare i bambini a ragionare in modo critico, a distinguere tra veri e falsi valori, a mantenere il più possibile una propria indipendenza di giudizio, aiutandoli a integrare il più possibile le funzioni cerebrali.

È in questi anni che il bambino, se non sperimenta prima l’esperienza della morte, inizia a temere il distacco definitivo dalle persone a cui è legato affettivamente. Inizia a interrogarsi sul significato effettivo e sulle conseguenze del morire ed è fondamentale che riceva risposte sincere e comprensibili. Si pensa che sia importante parlare ai bambini in un linguaggio adeguato alla loro età, senza sfuggire agli interrogativi, perché è la prima volta che il bambino si rende conto che il suo mondo di certezze – per lui – incrollabili può venire meno in un attimo. Se sul momento non si sa come rispondere, una cosa che si può fare è dare una prima semplice spiegazione e rimandare a breve distanza la possibilità di riparlarne.

Tra i 9 e i 12 anni, le varie paure sono piuttosto in relazione con le cose quotidiane (incidenti, malattie, conflitti con i genitori, insuccesso scolastico, ecc.) e andrebbero gestite dai genitori in modi differenti a seconda delle situazioni che ormai si fanno molto variegate.

Quando una paura persiste oltre la sua età “fisiologica” e si rileva un’attivazione emotiva eccessiva per frequenza, durata ed intensità, il bambino a questo punto manifesta sintomi ansiosi.

I sintomi associati all’ansia in età evolutiva sono molto simili a quelli riscontrabili negli adulti: possiamo distinguere tra sintomi fisiologici, cognitivi e comportamentali.

È importante comprenderli perchè possono interferire con aree significative della vita del bambino (scuola, rete amicale, contesto familiare) senza però rappresentare un rischio per lo sviluppo di un disturbo d’ansia clinicamente significativo. Viceversa in base all’età d’esordio, alla durata dei sintomi e alla comorbilità con altri disturbi, potrebbero diventare segnali prodromici di situazioni di difficoltà individuale e/o familiare.

Per questi motivi è importante saper cogliere precocemente i segnali di paura e/o i sintomi ansiosi manifestati dal bambino ed, in alcuni casi, anche attraverso il supporto di uno specialista imparare a riconoscere e distinguere situazioni ansiose, tipiche della fase evolutiva, da quelle più specificamente patologiche.

A volte potrebbe essere utile la consulenza di un esperto, poiché le rassicurazioni razionali che i genitori utilizzano con i bambini spesso falliscono di fronte alla “logica” della paura: il risultato sono genitori che si sentono incapaci di aiutare i loro figli e che sono preoccupati rispetto al futuro dei loro bambini. Servono strategie che aiutino i genitori a insegnare ai figli a gestire adeguatamente l’attivazione del “sistema di sicurezza” di cui sono dotati. L’obbiettivo sarebbe quello di ampliare la loro soglia di tolleranza rispetto alle situazioni che spaventano, così da allentare lo stato di allerta e favorire la calma nei momenti difficili, che potranno così venir adeguatamente compresi.

dott.ssa Sara Francavilla

Riferimenti bibliografici

Cohen, L., (2015), Le paure segrete dei bambini. Come capire e aiutare i bambini ansiosi e agitati. Urra Feltrinelli Editore, Milano.

Mangione, B., http://www.babysplanet.it/pdf/Paure.pdf

Preuschoff, G., (1995). Come capire e risolvere le paure dei bambini. Red Edizioni, Como.

Sunderland, M., (2004). Aiutare i bambini che hanno paura. Attivita’ psicoeducative con il supporto di una favola. Edizioni Erikson, Trento.

Taccani, L. (2010), http://www.esseredonnaonline.it/psiche/ogni-eta-ha-la-sua-paura/

Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2015/12/paure-dei-bambini/