Decreto Flussi 2014 – Conversione dei permessi e “start up”

Decreto Flussi 2014 – Conversione dei permessi di soggiorno da studio a lavoro e ingressi per la costituzione di imprese “start-up” innovative.

Il 23 dicembre 2014, a ridosso della chiusura per le festività natalizie, totale o parziale, di tutti gli uffici dedicati all’assistenza delle persone straniere, in materia di ingresso e soggiorno in Italia, apprendiamo la notizia che finalmente sono state stabilite le “quote” annuali del nuovo Decreto flussi.

Il Testo Unico sull’immigrazione del 1998 prevede infatti, al suo art.3, che -nella Programmazione delle Politiche migratorie – il Consiglio dei Ministri e tutte le altre Autorità ed Enti interessati, stabiliscano annualmente le quote dei lavoratori stranieri che possono fare ingresso in Italia per motivi di lavoro.

Orbene, la materia è complessa e le modalità di ingresso dei lavoratori specializzati e di altre figure professionali in Italia è consentita al di fuori delle suddette quote.

Ciononostante, l’ultimo Decreto Flussi che ha autorizzato il regolare ingresso di lavoratori stranieri subordinati, residenti all’estero, è stato emanato 4 anni fa’ e da allora è praticamente impossibile assumere regolarmente un cittadino straniero, sprovvisto di permesso di soggiorno, come proprio dipendente (anche colf e badanti) – ad eccezione dell’unica e – ad oggi ultima – chance concessa a datori di lavoro e lavoratori stranieri già presenti in Italia, ovvero attraverso la “Sanatoria” del lavoro irregolare del 2012 – prevista dalla L.109 del 2012 ed ancora per molti richiedenti, in attesa di definizione (sic!).

Il Consiglio dei Ministri dell’11 dicembre scorso ha autorizzato 17.850 ingressi di cittadini extracomunitari. La notizia è assolutamente passata in sordina, anche gli esperti del settore non se ne sono praticamente accorti, tanto meno la stampa e l’opinione pubblica ne hanno dato contezza.

La modulistica è stata messa a disposizione degli stranieri (particolarmente abili e preparati) e degli operatori del diritto e dei Patronati, il 23 Dicembre sul sito dedicato del Ministero dell’Interno (https://nullaostalavoro.dlci.interno.it) e – quasi come una beffa –  solo dalle ore 9 del 30 dicembre 2014, giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre del Decreto, riguardante la “Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato”, si sono potute inoltrate le domande, esclusivamente per via telematica. La ricezione proseguirà per i successivi otto mesi.

Conversione dei permessi. La maggioranza di queste quote (12.350, quasi il 70%) sono destinate agli immigrati già in Italia, ma con permessi di soggiorno di altro tipo (ad esempio per motivi di studio). In particolare, 4.050 quote per i lavoratori stagionali, 6mila per gli studenti o per chi sta facendo tirocini o seguendo corsi di formazione professionale, mille per chi ha permessi di lungo periodo rilasciati da altri Paesi dell’Unione europea. Altri 1.050 permessi per lavoro autonomo sono destinati a chi ne ha già uno per studio, tirocinio e formazione professionale e 250 per chi è lungosoggiornante da altro Paese Ue. Costoro potranno accedere al mercato del lavoro inoltrando la domanda di conversione e auspicando l’ottenimento di una quota, in base all’ordine cronologico di invio delle loro domande.

Nuovi ingressi. Gli ingressi veri e propri dall’estero invece sono molto meno. Mille per gli stranieri che abbiano completato programmi di formazione nei Paesi d’origine secondo accordi con l’Italia (e di cui molto poco si sa), 2.400 sono le autorizzazioni per lavoro autonomo (imprenditori, liberi professionisti, consulenti, collaboratori) e 100 per lavoro subordinato per i discendenti di italiani (fino al terzo grado di parentela) residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile.

Infine 2mila posti sono per i lavoratori di Expo 2015, di cui tanto di parla, ma che con questo poco margine di tempo (EXPO inizia il 15 maggio!), faticheranno ad entrare in Italia, dopo aver espletato tutti gli adempimenti burocratici necessari.

Ultimo ma non ultimo: all’interno di questa quota complessiva il decreto prevede anche l’ingresso di cittadini stranieri per la costituzione di imprese ‘start-up innovative’ ai sensi  della legge 17 dicembre 2012 n. 221. Quest’ultima importante novità, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello delle nuove politiche migratorie in Italia,  il segnale della ripresa economica e della volontà di voler consentire che energie e risorse innovative possano provenire dall’estero (gli investimenti degli stranieri che desiderano aprire una “start-up” in Italia devono essere di almeno 50.000€), è stato reso possibile il 30 dicembre, nel silenzio più assoluto, senza darne alcuna pubblicità, senza troppe indicazioni, insomma senza che ci si potesse adoperare tutti (interessati ed esperti) affinché uno strumento così importante fosse disponibile a chi desidera portare le sue conoscenze, le idee e le sue risorse economiche nel nostro Paese. 

Un vero peccato, ma non dobbiamo disperare: nei prossimi mesi lavoreremo assiduamente affinché molti cittadini stranieri investano in Italia e aiutino il nostro Paese a sollevarsi da questa orribile crisi.